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Il nuovo sistema tariffario in Italia

A dicembre 2013 l'Autorità per l'Energia Elettrica il Gas ha deliberato il nuovo sistema tariffario per il servizio idrico. Tra le novità principali, l'introduzione di un principio base: l'autosufficienza della gestione, che, come già indicato dall'Unione Europea, determina come criterio per la definizione delle tariffa la piena copertura dei costi.
Dopo un periodo transitorio di due anni (2012 e 2013) nel quale le tariffe approvate dall'Autorità avevano già recepito alcune novità, come il riconoscimento dei costi della gestione (dei soli costi giudicati "efficienti"), il riconoscimento degli investimenti (dei soli investimenti effettivamente realizzati) e l'eliminazione della quota fissa per la remunerazione del capitale, il nuovo sistema tariffario valido per i prossimi due anni (2014-2015) fa un ulteriore passo avanti. Si delinea così un quadro regolatorio più certo, nell'ottica di individuare i più efficaci strumenti che possano allineare il sistema nazionale agli standard di qualità infrastrutturale e ambientale definiti a livello europeo.

Il nuovo sistema all'interno del quadro normativo Ue

L'obiettivo della copertura dei costi "efficienti" della gestione rispetta pienamente quanto già fissato a livello europeo con la Direttiva 60/2000, che mira alla tutela delle risorse idriche e sancisce il principio del "chi inquina paga". La stessa Commissione Europea, come si legge nell'introduzione alla delibera dell'Autorità, mette in guardia contro il rischio del mancato recupero dei costi, che può portare a standard del servizio non sufficienti per le necessità del Paese e la qualità ambientale. Ne va, in particolare, dell'ammodernamento della rete idrica e la depurazione: settori nei quali mentre l'Emilia-Romagna vanta performance elevate, la media italiana sconta un grave ritardo.

I criteri per la determinazione della tariffa

Il nuovo sistema tariffario è sostanzialmente in linea con quanto previsto dal metodo transitorio riferito al biennio 2012-2013. L'Ente d'Ambito di ciascun territorio deve definire gli obiettivi, le priorità e le esigenze locali specifiche per il servizio idrico. Sulla base di questi indirizzi, il gestore propone le opere necessarie con la puntuale indicazione degli investimenti da realizzare: l'ultima parola spetta all'Autorità nazionale, che può approvare le proposte tariffarie ricevute dagli Enti d'Ambito o richiedere ulteriori integrazioni. Gli incrementi tariffari annuali sono legati a schemi regolatori per far emergere, in maniera coerente e trasparente, gli obiettivi che si vogliono perseguire in ciascun territorio, assicurando che gli stessi siano congrui con le tariffe applicate.

Lo Stato copre solo il 10% degli investimenti del settore

La nuova tariffa deve garantire l'autosufficienza della gestione, anche perché lo Stato in questo settore non ha le risorse necessarie per avere un ruolo di primo piano. Secondo la ricerca di Federutility "Rapporto generale sulle Acque: obiettivo 2020" il contributo pubblico agli investimenti copre solo il 10% circa del totale. Lo stesso ex Ministro all'Ambiente Orlando, nel 2013, partecipando al Festival dell'Acqua a L'Aquila, dichiarò: "È chiaro a tutti che gli investimenti per il settore idrico non possono essere fatti dallo Stato. Le risorse del ministero per investimenti infrastrutturali sono diminuite del 72% nell'ultimo decennio, vanno quindi finanziati con le tariffe. Questo non soltanto per lo stato delle finanze pubbliche, ma per le regole europee, per le quali le tariffe devono coprire i costi del servizio".

Anche per questo si è dovuti intervenire con un regolamento nazionale che potesse assicurare la messa a disposizione delle risorse finanziarie necessarie agli investimenti per l'adeguamento agli standard europei.

 
 
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