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Un po' di storia

Le origini della distribuzione dell’energia elettrica di Trieste risalgono al 1898, quando l’Officina del Gas Illuminante iniziò la produzione di energia elettrica, destinata dapprima all’illuminazione pubblica, poi estesa all’illuminazione privata, alla forza motrice e nel 1900 alle prime vetture elettriche di trasporto. Nel 1920, poiché i crescenti bisogni della città non potevano essere soddisfatti dalla vecchia centrale termica, fu necessario ricorrere all’acquisto di energia da terzi. Venne così stipulata una convenzione con la SELVEG, Società Elettrica della Venezia Giulia, per la fornitura di energia elettrica all’Azienda comunale.

Nel periodo tra le due guerre, l’intero territorio triestino visse un crescente sviluppo dei consumi di energia elettrica dovuto all’espansione delle industrie e, in misura ancora superiore, allo sviluppo degli usi domestici. Nel secondo dopoguerra l’incremento dei consumi fu ancora più rilevante.

Dai 121 milioni di kWh del 1938 si passò ai 226 milioni nel 1953 con un aumento dell’86,8% per tutto il territorio. L’energia venne convogliata a mezzo di elettrodotti dalle centrali del Veneto della SADE, e in misura estremamente esigua, da quelle del medio Isonzo, alla cabina di trasformazione di villa Opicina della SELVEG. Fatta eccezione per le forniture alle Ferrovie dello Stato e ai CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico)che venivano effettuate direttamente dalle societàproduttrici, l’energia veniva consegnata all’Azienda Municipale ACEGAT che si occupava di distribuirla alle utenze di potenze inferiore  ai 50 kW,  mentre l’alimentazione dei grossi consumatori di allora: quelli con potenza superiore ai 50 kW era in capo alla SELVEG.

Al 1987 risale la prima consegna urbana in alta tensione che permise, con l’entrata in servizio della stazione ricevitrice del Broletto, di prelevare dalla rete nazionale il 60% del fabbisogno di potenza del centro urbano di Trieste.

Nel 1991 è entrata in servizio la stazione ricevitrice di Valmartinaga, un impianto di elevato contenuto tecnologico progettato tenendo conto anche dei problemi di impatto ambientale,  particolarmente sentiti negli impianti ad alta tensione installati nei centri abitati. Nel dicembre del 1993 viene ultimata un’altra grande opera: la stazione ricevitrice di Padriciano che, realizzata con tecnologie all’avanguardia, alimentava la macchina di luce di Sincrotrone e garantì un tangibile aumento di affidabilità nella distribuzione di energia elettrica dell’altipiano carsico.

Nel 1996 entra in servizio l’impianto di turboespansione di san Giuseppe della Chiusa, il cui apporto energetico, pur significativo in termini qualitativi, non risolse il problema della pluralità delle fonti di approvvigionamento. Si giunse, quindi, assieme alla Edison e ad altre aziende di enti locali, alla costituzione di una società per la costruzione e la gestione di una centrale elettrica di cogenerazione. La centrale realizzata a Sarmato, in provincia di Piacenza, è dotata di un impianto di produzione a ciclo combinato alimentato a metano che produce oltre che energia elettrica anche a vapore. Il vapore è destinato ad un vicino zuccherificio, mentre l’energia elettrica prodotta viene ritirata dalle aziende che fanno parte del consorzio di Sarmato. L’allora Acegas, che è stata una delle prime ad aderire all’iniziativa di Sarmato ha, quale socio del consorzio di produzione, circa 400 milioni di Kwh all'anno con gli incentivi previsti dal CIP6. Dal 2007, terminato il periodo di incentivazione CIP 6, la centrale è stata oggetto di particolari attività di manutenzione straordinaria con il fine di adeguare l’impianto al funzionamento flessibile per meglio rispondere alle esigenze di modulazione dell’energia nel nuovo assetto liberalizzato del mercato italiano dell’energia.

 
 
Presentazione del Gruppo
 
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HEnergia
 
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Risultati economici 2015
 
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